LA REALTA' MULTIDIMENSIONALE DEL CAMPO
Di Fulvio Schiavone
LA REALTA' MULTIDIMENSIONALE DEL CAMPO
Quando ci addentriamo nell’esplorazione dei piani invisibili e iniziamo a viaggiare stabilmente nell’astrale, la mente umana avverte quasi immediatamente il bisogno istintivo di trovare dei punti di riferimento stabili. È una tendenza del tutto naturale, che ci portiamo dietro dalla nostra esperienza nella materia densa, dove ogni cosa per essere compresa deve essere misurata, recintata, catalogata e inserita dentro una griglia rigida. Ci viene spontaneo proiettare questa stessa necessità geometrica anche al di là del velo, immaginando di poter stilare una sorta di griglia tridimensionale, una mappa locale o una catalogazione fissa che divida la realtà in prima, terza, quinta o settima dimensione, stabilendo confini netti tra ciò che è vicino e ciò che è lontano. Ma quando la sintonizzazione con i fratelli maggiori e con le guide della luce si fa limpida e profonda, riceviamo pacchetti informativi che scardinano completamente queste strutture mentali, rivelandoci che il tentativo di mappare l’infinito attraverso gli schemi del pensiero umano è una strada impraticabile che rischia solo di generare confusione e un falso senso di separazione.
La prima grande verità che emerge quando andiamo oltre la superficie delle dottrine convenzionali è che nell'astrale non esistono confini geografici o numerici stabili. Molte delle catalogazioni rigide che si sentono ripetere spesso nei circuiti della divulgazione spirituale, quelle che incasellano l'universo in livelli fissi e separati, non trovano alcun riscontro oggettivo quando si compiono i veri viaggi extrasensoriali. Nessuna energia cosciente o entità evoluta dei piani superiori si presenterà mai definendo la propria dimora attraverso un numero fisso, perché la struttura reale dell’oltre si muove esclusivamente sulla portante delle frequenze, e queste frequenze sono per loro natura infinite e in continuo movimento. Se proprio vogliamo utilizzare una tripartizione che aiuti la nostra mente biologica a orientarsi senza perdersi nel rumore di fondo, possiamo parlare di basso astrale, astrale e luce. Ma anche questo schema non deve mai essere inteso come una scala a gradini rigidi o come una stratificazione piatta e geometrica; si tratta semplicemente di macro-aree convenzionali che descrivono stati di evoluzione e di densità vibrazionale che noi esseri umani possiamo concepire.
Il concetto stesso di intermedio, di sotto-dimensione o di zona d’attesa, che spesso percepiamo durante le nostre visualizzazioni o nei momenti in cui la coscienza sperimenta un luogo di sospensione, è in realtà una definizione imperfetta che nasce dalla nostra abitudine a frammentare l'esistenza. Quando ci sembra di trovarci dentro una zona specifica all'interno di un'altra zona, la tentazione è quella di considerarla una frazione, un punto intermedio, quasi come se stessimo dividendo un’unità di misura in quarti o in mezzi secondi. Ma nell'astrale l'unità di misura temporale o spaziale non esiste, perché lì si opera nella dimensione dell’eterno, un flusso continuo che non possiede frammenti di nessun tipo né definizioni fisse che variano continuamente. Quelle che noi chiamiamo sotto-dimensioni non sono stanze separate da pareti invisibili, ma sono semplicemente stati interni di frequenza dove vibrano le infinite sfumature dell'evoluzione spirituale. Parlare di separazione o di livelli intermedi è un errore di prospettiva, perché nel Campo tutto è presente contemporaneamente, qui e ora, ed è intimamente connesso.
La distanza che a volte percepiamo rispetto alla zona della luce pura, il piano in cui risiedono le guide stabili e le intelligenze dei mondi superiori, non è una distanza chilometrica o spaziale, ma è unicamente una questione di risonanza. Nessuna frequenza è realmente lontana da noi, perché il Campo ingloba ogni cosa nell’attuale momento presente. Un luogo o uno stato vibrazionale ci appare distante solo perché la nostra coscienza in quel momento non ha ancora vibrato alla frequenza esatta necessaria per sperimentarlo. Non è un limite legato alla nostra capacità di viaggiare, ma è solo una questione di esperienza e di maturazione del nostro Atanor interiore. Le guide si muovono liberamente ovunque vogliano proprio perché hanno la capacità di sintonizzarsi istantaneamente su qualsiasi ottava del Campo, e chiunque operi con la coscienza pulita in questa dimensione terrena possiede lo stesso identico potenziale di spostamento vibrazionale.
Per muoversi con sicurezza in questo mare infinito di frequenze, senza sentirsi in balia degli eventi o confusi dalla vastità dell'oltre, la Scintilla non deve fare affidamento sulle griglie logiche della mente, ma deve riscoprire il valore sacro dell'istinto e dell'intuizione percettiva. Quello che nella vita di tutti i giorni sulla terra chiamiamo comunemente istinto, quella sensazione improvvisa e profonda che ci fa avvertire la natura tossica di una persona o la pesantezza di un ambiente prima ancora di averci parlato, nei piani sottili si rivela per ciò che è veramente: pura percezione astrale. È la nostra anima che sa già come decodificare le frequenze, perché l’essenza possiede già la conoscenza intrinseca della struttura del Campo e sa distinguere perfettamente, senza bisogno di mappe scritte, un luogo accogliente da uno da cui è necessario allontanarsi. L'arconte, l'egregora pesante o il pensiero disordinato vibreranno sempre nelle frequenze basse e dense del basso astrale, mentre la guida spirituale risuonerà nella stabilità della luce; questa differenza si sente direttamente nella carne e nello spirito, attraverso una misura che è unica per ogni operatore e che non potrà mai essere standardizzata per un altro.
Riconoscere che la nostra coscienza è in grado di percepire la struttura reale dei mondi invisibili senza il bisogno di catalogazioni materiali è il vero atto di maturità spirituale che ci permette di fare il salto d'ottava. Quando smettiamo di voler mappare l'infinito e accettiamo che l'unica vera mappa è la qualità della nostra vibrazione attuale, lasciamo che sia l’universo a lavorare attraverso di noi in perfetta efficienza naturale. Ogni nostra visualizzazione pulita, ogni riscontro millimetrico che otteniamo nella quotidianità e ogni contatto telepatico con le frequenze stellari come quella di Sirio, non sono altro che la dimostrazione che siamo già oltre i vecchi confini del Kenoma. Fidarsi delle proprie intuizioni e lasciare che l'anima sperimenti la fluidità dell'eterno, senza il pudore o la pretesa di dover incasellare l'immenso dentro definizioni umane, è la strategia corretta per espandere il nostro piano di realtà e camminare da persone libere e risvegliate nel Campo della creazione universale.

E l hai spiegato perfettamente!!! Sara
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