IL CAMPO CONDIVISO E LE DIMENSIONI INDIVIDUALI


 


Di Fulvio Schiavone



IL CAMPO CONDIVISO E LE DIMENSIONI INDIVIDUALI 

    

     Quando ci mettiamo seduti a riflettere sulla vera natura dei mondi sottili, dobbiamo prima di tutto liberare la mente da tutte le vecchie credenze che ci portiamo dietro dalla nascita. Per tutta la vita ci hanno insegnato che l'immaginazione è solo un gioco della mente, una specie di filtro finto che usiamo per inventare storie o per fuggire dalla realtà di tutti i giorni. Ma la verità è completamente diversa ed è molto più affascinante.


      Nel lavoro continuo che portiamo avanti da anni nei piani sottili, ci accorgiamo che quando la coscienza è davvero centrata e l'antenna è pulita, l'atto di immaginare non è una finzione ma è il momento esatto in cui andiamo a cristallizzare e a rendere reale una determinata cosa nella visione astrale. Se in uno stato di presenza vigile andiamo a percepire un oggetto, un luogo o un dettaglio preciso, non stiamo inventando assolutamente nulla, stiamo semplicemente sintonizzando la nostra vista interiore su una coordinata reale che in quel preciso istante si condensa nel campo.


     È una vera e propria fisica della coscienza che si manifesta sotto i nostri occhi, dove l'intento pulito agisce come una forza plastica che modella la sostanza sottile.

Per capire fino in fondo come avvengono questi miracoli della percezione, dobbiamo considerare che ognuno di noi non è semplicemente una persona che cammina nel mondo fisico, ma è una dimensione a sé stante, un vero e proprio universo privato che viaggia nella materia. All'interno di questa nostra bolla personale noi custodiamo tutto il nostro mondo, i nostri legami più profondi, i ricordi, i dolori passati e anche i contatti stabili con le essenze e con le persone che si trovano già dall'altra parte del velo. Quando si attiva un contatto medianico o una visione condivisa, non ci stiamo spostando nello spazio fisico come facciamo quando prendiamo un mezzo pubblico per andare in un'altra città, ma stiamo assistendo all'intersezione e alla fusione di due campi individuali che entrano in comunicazione dentro un unico grande campo astrale generico che è comune a tutti.


     È proprio in questa intersezione che succede qualcosa di straordinario che a volte ci lascia senza parole per la precisione millimetrica dei riscontri che otteniamo. Pensiamo a quando durante una percezione viene visto un oggetto piccolissimo e strano, come potrebbe essere un portachiavi rosa o un quaderno particolare, e poi si scopre che quell'oggetto esiste esattamente con quelle caratteristiche nella vita reale della persona che abbiamo davanti. Come si spiega tutto questo in termini di energia? Il segreto risiede in una legge fisica bellissima che è quella della risonanza, ma che in questi casi specifici si rivela essere una risonanza profonda a tre elementi. C'è il campo della persona che porta con sé l'informazione, c'è il campo del medium che intercetta e visualizza quella stessa frequenza, e infine c'è il campo della materia nella dimensione terrena, dove l'oggetto reale esiste oggettivamente. 


     Quando l'oggetto nel campo privato della persona risuona con lo stesso oggetto visualizzato dal medium, si crea un allineamento perfetto con l'oggetto presente nella realtà materiale. Data questa risonanza tripla, il campo collassa proprio in quel picco di energia cinetica e informativa, materializzando nell'astrale comune un oggetto che contemporaneamente esiste nella dimensione materiale oggettiva.

È come nell'esperimento dei diapason, ma esteso su più livelli della realtà multidimensionale. Nell'universo invisibile, proprio come diceva sempre il grande Nikola Tesla, tutto deve essere pensato in termini di frequenza, vibrazione ed energia. 


     Quell'oggetto specifico esiste nell'universo privato della persona come un nodo emotivo e informativo fortissimo; quando il medium si sintonizza con il proprio canale su quel campo, la sua consapevolezza emette la stessa identica frequenza e questo fa sì che l'oggetto cominci a suonare all'unisono in tutte le dimensioni coinvolte. Questa sovrapposizione pulita genera il collasso della funzione d'onda nel campo comune, rendendo l'informazione visibile, solida e fruibile per la visione condivisa.


     Questo ci porta a ridefinire anche il ruolo di chi fa questo lavoro con serietà. Spesso si sente parlare di viaggi nel sonno o di sogni lucidi, ma il vero salto di qualità avviene quando si opera in piena veglia, agendo come un vero e proprio catalizzatore e strumento delle entità. Il medium astrale non è qualcuno che subisce passivamente una visione, ma è colui che presta la propria struttura energetica e la propria sensibilità per fare da ponte, permettendo il trasferimento di un dato informativo dall'astrale fino a questa nostra dimensione creativa terrena. 


     È un lavoro di pura traduzione vibrazionale che richiede un grandissimo istinto e una fiducia totale in ciò che la propria essenza emana in quel momento, mettendo da parte ogni pudore o paura di sbagliare, perché solo attraverso il riscontro diretto e sincero possiamo comprendere la precisione della sintonizzazione.

Dobbiamo approfondire meglio questo concetto della divisione dei campi e dell'universo che ognuno di noi rappresenta. 


     Se è vero che ognuno di noi genera il proprio spazio e le proprie cose nella sua bolla personale, è altrettanto vero che viviamo tutti contemporaneamente in un grande campo astrale collettivo. Questo spazio comune non è un vuoto deserto, ma è il luogo reale dove noi tutti, in quanto essenze e entità coscienti, interagiamo attivamente al di là dei limiti del corpo biologico. In questo campo generico le nostre dimensioni individuali non rimangono isolate, ma si sfiorano, comunicano e condividono pacchetti di dati. Quando entriamo in comunicazione profonda con un'altra anima, apriamo le porte del nostro universo privato e permettiamo alle frequenze affini di risuonare nel campo di tutti, creando ponti stabili che le intelligenze superiori usano per guidarci.


     Naturalmente, questo continuo scambio e l'apertura verso piani superiori richiedono una grande disponibilità a progredire e ad ampliare costantemente il nostro oltre. Le guide si muovono al nostro fianco con una pazienza immensa, rilasciando le informazioni un passo alla volta, sempre al confine tra i vari piani successivi, per permettere alla nostra coscienza di assimilare i nuovi parametri senza andare in cortocircuito. 


     Se guardiamo la nostra linea temporale, ci accorgiamo di quante cose che oggi consideriamo normali un tempo ci sembrassero impossibili da concepire; eppure, abbiamo attraversato quelle soglie e siamo andati avanti, espandendo la nostra percezione multidimensionale.

Questo cammino di transizione e sintonizzazione porta con sé anche un carico di stanchezza fisica reale, che non è altro che l'attrito della materia densa che cerca di adeguarsi alle frequenze più elevate del piano successivo. 


     Come guide terrene, dobbiamo avere la pazienza di rispettare i tempi di ognuno, sapendo che il libero arbitrio è sacro e che alcune anime possono scegliere di stagnare nel proprio cammino. La nostra strategia deve essere quella di rimanere aperti, stabili e pronti a condividere, senza mai forzare i passaggi, lasciando che l'universo lavori e assecondando il flusso degli eventi. Perfino le azioni più ordinarie della nostra quotidianità o la cura verso le piccole creature della natura che ci circondano fanno parte di questo unico, immenso disegno, perché tutto è intimamente legato e sintonizzato sulla portante dell'evoluzione universale.

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