Quando la Coscienza Dà Forma all'Esistente


 

Di Fulvio Schiavone


Quando la Coscienza Dà Forma all'Esistente


Capita di riflettere sulla natura di ciò che ci circonda, di interrogarci su cosa sia realmente la materia e quale sia il nostro ruolo nel suo manifestarsi. Spesso, percepiamo il mondo che ci appare tangibile, solido, fatto di vetro, pietra, plastica, liquidi o gas, come qualcosa di oggettivo, di preesistente, di indipendente dalla nostra osservazione. Ma se ci fermiamo un istante, se ascoltiamo quella voce sottile che risuona dentro di noi, ci rendiamo conto di una verità ancora più profonda e affascinante: la materia acquisisce consistenza, acquista definizione, acquista la sua stessa identità grazie alle nostre sensazioni percettive. È la coscienza, la nostra coscienza, che conferisce a ciò che esiste uno stato di dimensione, di peso, di consistenza e di funzionalità. Di per sé, la materia esiste in uno stato molecolare e atomico unito, una densità di frequenze che si manifestano nel grande campo dell'esistenza. Ma siamo noi, con la nostra analisi percettiva, con la lente della nostra consapevolezza, a darle una forma oggettiva, a classificarla come vetro, pietra o liquido.


Pensateci: la materia, di per sé, è uno stato senza classificazione, pura densità di frequenze che vibrano e si manifestano nel campo. È l'uomo, con la sua capacità di percepire, di analizzare, di interpretare, che ne fornisce una descrizione, una catalogazione, un'etichetta. È in questo processo che risiede la chiave: è la nostra coscienza che determina il significato della materia, così come il significato dell'astratto. Non si tratta di un'illusione nel senso di "non esistente", ma di una realtà plasmate dalla nostra percezione. La materia non è un'entità separata da noi, ma una parte integrante del tessuto dell'esistenza che la nostra coscienza rende definita e comprensibile.


La coscienza è il campo in cui si manifesta l'individualità cosciente dell'esistenza cosciente. È qui che l'uno si distingue, non per separazione, ma per definizione. Ciò che appare come separazione tra individui, fra me e te, fra un essere e l'altro, è solo un'illusione derivante da una percezione limitata. L'individualità cosciente di sé, la scintilla di consapevolezza che risiede in ognuno di noi, nel grande campo esistente, ne definisce la distinzione, ma non la separazione fondamentale. Siamo distinti, certo, ma l'essenza che ci anima è la stessa, unica e indivisibile.


Prendiamo, ad esempio, il concetto di libero arbitrio. Spesso si pensa che sia una scelta assoluta, un potere incondizionato di fare ciò che vogliamo. Ma, in un universo governato da leggi, dove tutto è interconnesso, il libero arbitrio è qualcosa di più sottile. È determinato dalle circostanze che si creano nel campo, che ci possono quasi costringere a una scelta, determinando il nostro percorso. Ma ecco il punto cruciale: la coscienza dell'individuo, quell'essenza che va oltre il mero pensiero o l'emozione del momento, ha la capacità di controvertire ogni circostanza che ne determina la scelta apparente. È in quel momento, quando la coscienza sceglie di andare oltre la determinazione del campo, che si manifesta il vero libero arbitrio. Non è l'assenza di condizionamenti, ma la capacità di elevarvisi al di sopra, di scegliere in base a una saggezza interiore che trascende le pressioni esterne.


Alla fine, tutto è coscienza. Molti chiamano questo "mentale", ma questo termine è spesso relegato alla percezione del cervello e alle sue conformazioni organiche. Scendendo più a fondo nel campo dell'esistenza, la coscienza esula dal concetto di mentale per manifestarsi come un'entità spirituale, intrinsecamente cosciente del campo stesso, e quindi di tutto ciò che vi esiste, di tutte le possibilità che si manifestano. Nasce da qui la concezione e la comprensione della nostra immaterialità, non nel senso di inesistenza, ma nel senso stretto in cui la conosciamo su questo pianeta fisico. La materia non è un'illusione nel senso di non esistere, perché nel campo tutto esiste e noi ne possiamo fare esperienza con la nostra coscienza. La nostra consapevolezza non è poi così diversa dal gas più rarefatto o dall'aggregazione materiale più compatta; essa è praticamente tutte e due le cose, e contemporaneamente nessuna delle due. La coscienza semplicemente è.


Essa traduce tutto ciò che percepisce, ma prescinde dalla descrizione. Non ha bisogno di un nome, di una forma, di una definizione per esistere. Semplicemente è. Questa è la nostra vera natura, quella che ci permette di essere simultaneamente materia definita dalle nostre percezioni e energia pura, cosciente, interconnessa. La nostra consapevolezza non è un contenitore fisso, ma una capacità dinamica di esperire, di definire, di dare significato. È attraverso questa lente che comprendiamo che ogni "cosa" che percepiamo è un'interazione tra il campo potenziale della materia e la nostra coscienza che la rende definita per noi. La pietra acquista la sua durezza nella nostra percezione, l'acqua la sua fluidità, l'aria la sua impalpabilità, perché la nostra coscienza li "conosce" in quel modo.


È un concetto che forse può sembrare controintuitivo, ma porta con sé una liberazione profonda. Se la materia acquisisce consistenza grazie alle nostre sensazioni percettive, se è la nostra coscienza a dare dimensione, peso e funzionalità, allora comprendiamo che il nostro potere creativo è molto più grande di quanto pensassimo. Siamo co-creatori della realtà che esperiamo. Non siamo semplici spettatori passivi, ma partecipanti attivi nel definire ciò che è. La nostra individualità cosciente, quel punto di consapevolezza che ci rende unici nel campo, è il filtro attraverso cui l'esistenza si manifesta in forme concrete, sia materiali che energetiche. È una danza continua tra l'Uno e il Molteplice, tra il campo di tutte le possibilità e la nostra specifica espressione di esso. E in questa danza, risiede la bellezza e il mistero della nostra esistenza.


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