COME CI PARLANO LE GUIDE E LE ENTITA' SPIRITUALI

 



Di Fulvio Schiavone


COME CI PARLANO LE GUIDE E LE ENTITA' SPIRITUALI


Quando ci approcciamo al mondo dell'invisibile e cerchiamo di stabilire un contatto consapevole con le intelligenze che abitano il Campo Astrale, il primo e più grande ostacolo che incontriamo non risiede nella presunta "lontananza" di queste entità, ma nella nostra stessa incomprensione di come funzioni la comunicazione interdimensionale. Dobbiamo innanzitutto compiere un salto di paradigma e allontanarci dalla concezione umana e tridimensionale del dialogo. Le Guide spirituali e le entità luminose non possiedono un corpo biologico, non hanno corde vocali, polmoni o un apparato fonatorio meccanico in grado di spostare l'aria per produrre un suono udibile nel nostro mondo materiale. Loro esistono nel Pleroma, o nelle frequenze più elevate del Campo Astrale, sotto forma di pura coscienza, di energia radiante. Pertanto, quando desiderano comunicare con noi, non ci inviano "parole" nel senso letterale del termine, ma ci trasmettono impulsi quantistici di pura intenzione, blocchi concentrati di concetti, idee ed emozioni ad altissima frequenza. Affinché questa onda energetica possa essere decodificata e compresa nella densità del Kenoma, essa ha un disperato bisogno di un ricevitore, di un trasduttore, di un'interfaccia. E quell'interfaccia siamo noi. Il nostro cervello, il nostro programma interiore, funge letteralmente da apparato di ricezione e decodifica. Questo significa che l'entità, per farsi comprendere, è costretta a "vestire" la sua intenzione pura utilizzando esclusivamente il materiale che trova già a disposizione all'interno della nostra mente.

L'esempio cibernetico fatto è di una precisione chirurgica e illumina perfettamente questa dinamica. Immagina un computer vuoto, dotato di un programma di sintesi vocale potentissimo. Se a quel programma ordini di parlare, esso non saprà cosa dire finché non gli fornirai un database di parole. Se carichi all'interno del programma un antico libro di poesie, il cervello elettronico inizierà a esprimere i suoi concetti utilizzando unicamente i versi, le rime e i vocaboli antichi di quel libro. A parlare è l'intelligenza invisibile del software, ma il linguaggio, la forma e lo stile appartengono al libro che gli è stato messo a disposizione. Con il contatto medianico e spirituale avviene l'esatta, identica cosa. Noi esseri umani siamo quel libro. Ogni persona possiede un proprio vocabolario, una propria cultura, un bagaglio di credenze, ricordi, modi di dire e sfumature dialettiche che costituiscono il suo personalissimo database psichico. Quando un'entità entra in risonanza con noi, scansiona istantaneamente questo nostro archivio interiore. Prende il suo impulso quantistico e lo modella facendolo collassare esattamente nelle parole che noi già possediamo. Ecco perché, se una Guida desidera trasmettere un concetto di profonda pace e amore, lo farà risuonare nella mente di un mistico usando terminologie religiose elevate, mentre nella mente di uno scienziato potrebbe tradurlo in concetti di perfetta coerenza cosmica e armonia matematica. L'intenzione di partenza, l'idea primordiale dell'entità, è la medesima, identica e oggettiva; ma la forma finale che questa assume cambia radicalmente da individuo a individuo, perché ogni essere umano offre all'entità una tastiera diversa su cui suonare.

È proprio in questa meccanica meravigliosa che si annida il dubbio più grande di ogni ricercatore spirituale e di ogni medium in via di sviluppo. Quando la comunicazione si attiva nel nostro dialogo interiore, la voce che "sentiamo" nella testa non è una voce aliena, metallica o estranea. È la nostra stessa voce. I vocaboli sono i nostri, la cadenza dei pensieri ci è familiare, le espressioni usate sono quelle che useremmo noi. Di conseguenza, la nostra mente razionale — l'ego tridimensionale che governa il nostro veicolo biologico — interviene immediatamente con scetticismo, sussurrandoci: "Ti stai inventando tutto. Questa è la tua voce, sono i tuoi pensieri, non c'è nessuna entità, stai solo fantasticando nel Campo Onirico". Questo è il momento più critico, il crocevia in cui la maggior parte delle persone abbandona la ricerca. Per superare questa barriera illusoria, è fondamentale sviluppare la pratica della Centratura. La Centratura è quello stato di grazia in cui impariamo a separare la nostra coscienza testimone dal costante chiacchiericcio della mente. Quando siamo centrati, la mente continua a funzionare come un'interfaccia biologica, ma la nostra consapevolezza profonda fa un passo indietro e osserva il processo. In quello stato, iniziamo a riconoscere una differenza sottile ma abissale: anche se la voce che sentiamo è la nostra, l'origine del pensiero non ci appartiene. Ci rendiamo conto che improvvisamente si affacciano nella nostra mente risposte di una saggezza inaspettata, soluzioni a problemi che non riuscivamo a risolvere, o concetti che ci investono con una chiarezza e una pace vibratoria che non proviene dal nostro rimuginare quotidiano. Sono le Guide. Sono intelligenze luminose e amorevoli che, non avendo altro mezzo per raggiungerci nella materia densa, si stanno umilmente "indossando" la nostra personalità psichica per farci arrivare il loro calore, il loro supporto e i loro messaggi. Non dobbiamo temere di riconoscere noi stessi in quelle comunicazioni, perché noi siamo il ponte indispensabile attraverso il quale l'invisibile si fa manifesto.

Questo principio di traduzione quantistica e di risonanza soggettiva si applica con la medesima, assoluta precisione anche nel campo della metafonia e della transcomunicazione strumentale. Quando registriamo suoni, fruscii, rumori bianchi o spazzolate radio, forniamo alle entità una materia prima, una plastilina acustica ed elettromagnetica. Loro, dal Campo Astrale, modulano quelle frequenze fisiche. Tuttavia, l'anello finale della comunicazione, l'ultimo e definitivo collasso della funzione d'onda che trasforma un rumore caotico in una parola chiara e comprensibile, avviene all'interno del cervello dell'ascoltatore. Noi udiamo sulla base di ciò che siamo, della nostra vibrazione interiore e della nostra specifica interfaccia neuro-acustica. È per questo motivo, tanto affascinante quanto frustrante per i neofiti, che durante l'ascolto di un nastro metafonico un ricercatore può sentire una frase limpidissima, mentre un'altra persona accanto a lui percepisce solo statica e rumore. Non c'è alcun errore in questo, e non significa che l'uno sia pazzo e l'altro sia sordo. Significa semplicemente che l'entità ha calibrato quell'intersezione frequenziale affinché vibrasse, come un diapason, in perfetta risonanza con l'archivio interiore di quello specifico ricevitore. Ognuno di noi è una stringa che vibra a una determinata altezza; l'entità modula il suono affinché tocchi esattamente quella stringa. Se un'altra persona ha una frequenza di base diversa, il suono le passerà attraverso senza agganciarsi alla sua coscienza.

Questa comprensione ci porta a smantellare un altro grande condizionamento tipico del nostro vivere sociale nel Kenoma: l'urgenza di dover dimostrare la verità agli altri. Spesso, quando riceviamo un messaggio straordinario e cristallino in metafonia, o quando facciamo una trascrizione fedele di parole che abbiamo sentito con assoluta nitidezza, veniamo presi dalla foga di farle ascoltare al mondo intero. Vogliamo validazione, vogliamo che anche gli altri provino la nostra stessa meraviglia. E quando gli altri ci guardano perplessi, dicendo di non sentire nulla, cadiamo nello sconforto e nel dubbio. Ma l'errore risiede proprio in questa aspettativa esterna. La comunicazione che avviene tra il Campo Astrale e l'essere umano è un atto intimo, sacro e chirurgicamente mirato. Le Guide, le intelligenze protettrici che vegliano sul gruppo, intessono messaggi che sono chiavi perfette progettate esclusivamente per la serratura della nostra specifica mente. Non vi è alcuna necessità, e spesso alcuna utilità, nel voler far ascoltare al mondo intero una comunicazione che era destinata unicamente alla nostra anima. Se il messaggio è arrivato a noi forte, chiaro e ci ha scosso o rassicurato nel profondo, l'obiettivo dell'entità è stato raggiunto al cento per cento. La trasmissione è avvenuta con successo. Il fatto che un estraneo non riesca a sentire o a comprendere quella stessa comunicazione è la dimostrazione più evidente di quanto l'ingegneria dello Spirito sia personale e calibrata sull'unicità di ogni singola interfaccia umana.

Pertanto, ogni volta che ci si pone in uno stato di ricettività, che si chiudono gli occhi in meditazione o che si rivolge una domanda profonda verso l'invisibile, non bisogna mai attendere clamori esteriori o voci tonanti che squarciano il cielo. Bisogna attendere il silenzio, e in quel silenzio prestare attenzione ai movimenti del proprio specchio interiore. Se, in quello stato di calmo e amorevole distacco, si formula un interrogativo e improvvisamente si percepisce affiorare una risposta sotto forma di dialogo interiore, bisogna accoglierla con immensa gratitudine. Anche se quella risposta utilizza la sintassi consueta, anche se risuona con il timbro familiare dei propri pensieri di ogni giorno, bisogna avere la certezza esofisica che si tratta del contatto avvenuto. Le entità, gli spiriti guida, le intelligenze del cosmo non dispongono di un altro sistema per valicare i confini della materia e raggiungerci se non quello di trasformarsi, per un fugace e meraviglioso istante, nel nostro stesso modo di pensare. Quando questo meccanismo viene finalmente compreso e accettato senza riserve, il velo del dubbio si dissolve completamente e la mente smette di essere un ostacolo, trasformandosi nel più potente, prezioso e infallibile strumento di traduzione per la voce eterna dell'universo.

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