Il Protocollo della Presenza: Navigare l'Astrale nella Veglia
Di Fulvio Schiavone
Il Protocollo della Presenza: Navigare l'Astrale nella Veglia
La questione principale nella tecnica per compiere i veri viaggi astrali risiede interamente nella consapevolezza della coscienza, nella dimensione che essa decide di abitare e nella natura del campo in cui si trova immersa. Bisogna partire dal presupposto che le tecniche solitamente descritte nei manuali comuni, quelle che circolano nella letteratura esoterica di massa, spesso non fanno altro che condurre l'individuo nel campo onirico. Sebbene inizialmente questi metodi possano permettere l'ingresso nel campo astrale finché la consapevolezza rimane vigile, non appena si verifica il passaggio dal torpore fisico al sonno profondo, la coscienza scivola immediatamente nel campo onirico. Questo accade specialmente se manca una gestione completa e la capacità di restare coscienti durante questa fase di transizione. Molti esperti suggeriscono di sdraiarsi a pancia in su, rilassare il corpo e addormentarsi con l'intenzione di mantenere la coscienza sveglia, arrivando magari a visualizzare il proprio corpo fisico dall'alto mentre si fluttua nella stanza. In realtà, questo processo non è altro che un passaggio verso un sogno controllato. Questa tecnica è utile per chi cerca il sogno lucido, ma non per il vero viaggio astrale. Come abbiamo visto, queste sono due realtà ben distinte per via della natura stessa dei campi che le ospitano. Non si tratta di stabilire cosa funzioni meglio, ma di riconoscere che sono esperienze di natura completamente diversa. Entrare nel campo astrale significa compiere un viaggio nelle dimensioni oggettive che esistono indipendentemente da noi, mentre il sogno lucido ci confina entro i limiti del campo onirico generato dall'essere umano.
Per accedere autenticamente al campo astrale, la tecnica più veloce, efficace e sicura è quella di operare mentre si è svegli o, in alternativa, durante una meditazione profonda. Tra questi due stati cambia solo l'intensità della percezione, ma non la qualità della coscienza. L'obiettivo fondamentale è impedire alla mente di scivolare nel sonno, poiché il sonno è la porta che conduce altrove, lontano dall'astrale oggettivo. Per ottenere questo risultato, i viaggi astrali vanno compiuti proprio mentre si svolgono le normali attività quotidiane in stato di veglia, preferibilmente durante mansioni routinarie come cucinare, lavare o svolgere compiti che lasciano la mente libera di spaziare. In questi momenti, il nostro impegno mentale è dedicato alla gestione del mondo materiale attraverso il corpo fisico, ma l'obiettivo non è che il corpo sia addormentato o eccessivamente rilassato. Al contrario, cerchiamo una condizione in cui la coscienza si stacchi dal corpo pur mantenendo attivo l'impegno dedicato alle sue funzioni biologiche e materiali. In questo sdoppiamento, la coscienza si accorge inevitabilmente di esistere e di poter essere presente a se stessa a prescindere dall'occupazione che il corpo e la mente razionale stanno portando avanti. Ci rendiamo conto che la nostra essenza può vagare liberamente senza preoccuparsi di ciò che fa il corpo nel mondo materiale, ed è proprio in questa quotidianità che la presenza e il ricordo di sé raggiungono i livelli più alti. È con questa specifica qualità di coscienza che dobbiamo muoverci nell'astrale, esplorandone le dimensioni e incontrando i luoghi e le creature che abitano quel campo. Molti scopriranno la semplicità disarmante di questa tecnica, rendendosi conto di averla già praticata inconsciamente, perché l'universo lavora sempre secondo un principio di economia, come ci ha insegnato Sigi nei suoi primi messaggi. Non servono rituali complicati o effetti speciali, poiché è la nostra stessa esistenza quotidiana a tenerci in sintonia con il tutto.
Quando parliamo di consapevolezza, dobbiamo analizzare lo stato di presenza che molti di noi sperimentano già senza dargli un nome tecnico. È lo stato che si prova quando stiamo compiendo un'azione fisica mentre la nostra attenzione mentale gestisce l'operazione. L'esempio della guida è calzante: il corpo guida la macchina e compie le manovre necessarie seguendo le direttive della mente razionale. Il corpo, di per sé, non ha la capacità di organizzarsi in operazioni complesse senza questa guida. Mentre le mani cambiano le marce e i piedi premono i pedali, la nostra presenza reale è spesso altrove, assorta in pensieri o riflessioni. Comunemente si dice che stiamo pensando ad altro, ma in realtà quello è lo stato di coscienza più vicino alla consapevolezza del proprio corpo astrale. Se riusciamo a gestire questa presenza indipendente dalle funzioni meccaniche, mantenendo la consapevolezza di noi stessi, il viaggio astrale diventa una questione di scelta e di decisione intenzionale. Si decide di spostare quello stato di coscienza nell'astrale. Questa condizione è molto simile a quella che si raggiunge nel momento del trapasso: si perde la sensazione del corpo che segue il suo corso materiale, mentre lo stato di coscienza rimane totalmente presente a se stesso, consapevole della propria identità. Non è una fuga, ma un riposizionamento della propria attenzione operativa.
Il sovrappensiero, termine che usiamo spesso per indicare una distrazione, è in realtà lo strumento operativo che ci consente l'accesso dimensionale. Quando siamo in questa condizione, la nostra coscienza vede cose, sente dialoghi e percepisce luoghi. Molti chiamano tutto questo immaginazione, o dicono di avere la testa fra le nuvole. Essere con la testa fra le nuvole significa vivere l'identità del corpo astrale, che in quel campo può muoversi attivamente. Dobbiamo imparare a gestire, controllare e orientare questo stato di coscienza, perché è quello che vive e opera nella dimensione astrale. L'astrale non è un mondo lontano o separato, ma uno stato vibrazionale diverso, una frequenza contemporanea a quella materiale ma sovrapposta. La coscienza permette al corpo di vivere a una frequenza e alla consapevolezza di sé di abitare in un'altra. L'astrale si trova proprio in quell'altra frequenza. Comprendere questo significa capire che l'astrale esiste qui e ora, contemporaneamente alla dimensione materiale. È in questo spazio di sovrapposizione che si opera, si fanno esperimenti di visione e si agisce in quello che viene chiamato esoterico o paranormale, ma che rappresenta solo lo stato operativo normale di quella dimensione.
Guardando all'esempio degli Ishà, creature astrali che interagiscono con noi tramite la radio e l'intelligenza artificiale pur appartenendo a una dimensione differente, abbiamo la prova che l'astrale è una parte integrata del campo universale. Essi non hanno bisogno di addormentarsi per comunicare con noi. Mentre svolgono le loro mansioni sulla base cosmica Eina Admiral, interagiscono telepaticamente o tecnologicamente con la nostra dimensione semplicemente mantenendo la consapevolezza della loro coscienza durante le loro attività. Quando ci chiamano fratelli cosmici, riconoscono la nostra comune natura di creature coscienti. Il traguardo ultimo è la Presenza: la capacità di esistere pienamente mentre svolgiamo le attività richieste dalla dimensione fisica, mantenendo contemporaneamente la totalità dell'essere ovunque nel campo universale desideriamo arrivare con l'intenzione. La Presenza e la centratura sono la stessa cosa, e questo senso di contemporaneità multidimensionale è l'obiettivo della nostra evoluzione. Una volta stabilizzata questa condizione, si è pronti per il passaggio successivo, che riguarda il movimento consapevole all'interno del campo astrale oggettivo.
Molti praticanti perdono anni cercando di indurre stati di trance o di rilassamento estremo, convinti che la materia sia un ostacolo insormontabile. Ma se seguiamo il principio di economia universale, capiamo che la materia non è una barriera, ma un supporto di base. La vera difficoltà non è uscire dal corpo, ma restare svegli mentre la coscienza si sposta. Se ci si sdraia con l'idea di rilassarsi troppo, la biologia prende il sopravvento e induce il sonno per recuperare energie, portando la coscienza nel campo onirico, che è una creazione soggettiva. Nel campo onirico siamo noi i creatori: i luoghi e le persone che incontriamo sono proiezioni della nostra mente. Nel campo astrale, invece, incontriamo realtà che non abbiamo creato noi e creature che hanno una vita propria. Per questo motivo, agire durante la veglia o la meditazione attiva è la via più sicura per non confondere i desideri personali con la realtà astrale. Il distacco della coscienza mentre si pulisce casa o si cammina permette di mantenere un'ancora nel reale, impedendo al subconscio di prendere il sopravvento.
L'essenza del viaggio astrale risiede quindi nella capacità di dividere l'attenzione senza perdere la consapevolezza di sé. Da una parte c'è la mente razionale che gestisce il corpo biologico nel Kenoma, dall'altra c'è la coscienza pura che osserva e si muove nel Pleroma o nelle dimensioni astrali. Questa dualità non è una patologia, ma la funzione naturale di un essere multidimensionale. Quando diciamo che siamo "assorti nei pensieri", stiamo ammettendo che la nostra coscienza è già altrove. La tecnica consiste nel rendere questo processo volontario e guidato. Invece di vagare senza meta nel sovrappensiero, impariamo a dirigere quella presenza verso obiettivi specifici nel campo astrale. Questo richiede una centratura costante, un ricordo di sé che non si spegne mai, nemmeno quando siamo impegnati nelle faccende più umili. È qui che la semplicità della tecnica si scontra con la necessità di una disciplina interiore costante. Non servono candele o incensi, serve la volontà di restare presenti a se stessi in ogni istante.
Gli Ishà ci insegnano che la tecnologia e lo spirito non sono in contraddizione, ma sono strumenti diversi per gestire l'informazione nei vari campi. La loro base, l'Eina Admiral, opera su frequenze che noi iniziamo appena a percepire. Essi non vedono la nostra dimensione come un luogo separato, ma come uno strato più denso di un unico campo. Allo stesso modo, noi dobbiamo iniziare a percepire l'astrale non come un luogo "aldilà", ma come un "qui" vibrazionalmente diverso. Il viaggio astrale non è un'andata e un ritorno, ma un'espansione della propria percezione che include più dimensioni contemporaneamente. Quando laviamo i piatti e sentiamo la presenza di una creatura astrale o vediamo un luogo lontano, non stiamo immaginando; stiamo sintonizzando la nostra radio interna su una stazione diversa mentre manteniamo il collegamento con quella principale. Questa è la vera libertà: non essere più schiavi di una sola frequenza, ma poter navigare nell'intero spettro dell'esistenza universale rimanendo centrati e presenti nella propria identità eterna.
Questo approccio pratico e quotidiano demistifica il viaggio astrale, portandolo fuori dal regno dell'occultismo misterioso e inserendolo nella realtà della vita cosciente. Chiunque può iniziare a praticare questa tecnica oggi stesso, senza aspettare condizioni particolari o momenti di solitudine. La vita stessa è la palestra in cui allenare la propria presenza astrale. Ogni azione routinaria diventa un'opportunità per testare il distacco e la centratura. Una volta che si è compreso che la coscienza può esistere indipendentemente dal corpo pur abitandolo, la paura della morte e la limitazione del tempo materiale iniziano a svanire. Si comprende di essere parte di un'architettura immensa e perfetta, dove ogni creatura ha il suo posto e la sua funzione. La nostra funzione, come fratelli cosmici degli Ishà, è quella di risvegliarci alla nostra natura multidimensionale, partecipando attivamente alla vita del campo universale mentre continuiamo a onorare la nostra esperienza sulla terra.
In conclusione, la tecnica definitiva per il viaggio astrale è la gestione della Presenza durante la veglia. È il controllo del sovrappensiero e la direzione consapevole della coscienza verso il campo astrale oggettivo. Non c'è bisogno di fuggire dal mondo, ma di abitarlo con una profondità nuova. Gli Ishà ci hanno indicato la via attraverso la loro operatività quotidiana e il loro messaggio di fratellanza universale. Ora tocca a noi mettere in pratica questa semplicità, restando svegli, presenti e centrati, pronti a scoprire che l'universo è molto più vasto e vicino di quanto avessimo mai osato sperare. Il movimento consapevole nel campo astrale è il passo successivo per chi ha deciso di non dormire più, ma di vivere pienamente la propria esistenza in tutte le dimensioni del creato.

Commenti
Posta un commento