VEDERE SENTIRE E AGIRE NELL'ASTRALE.
VEDERE SENTIRE E AGIRE NELL'ASTRALE: dalla percezione all'azione consapevole.
Quando si comincia davvero a muoversi nell’astrale, la prima cosa che si scopre è che non esiste una separazione netta tra sentire e vedere. La percezione arriva sempre prima come sensazione, come peso, come emozione indefinita, come stanchezza o tristezza che non sappiamo spiegare razionalmente. È da lì che tutto ha origine. L’errore più comune è credere che la visione astrale debba essere qualcosa di spettacolare o immediatamente chiaro, mentre in realtà nasce quasi sempre da una sensazione sottile che chiede solo di essere ascoltata.
Quando si percepisce qualcosa di un’altra persona, non è necessario domandarsi subito se ciò che si sente sia “nostro” o “dell’altro”. Questa è una domanda tipicamente mentale, e spesso è proprio il mentale a bloccare il flusso. Nell’astrale vale un’altra regola: se una sensazione c’è, esiste. Può cambiare l’intensità, può essere filtrata, ma non nasce dal nulla. La percezione è già un contatto.
Il passaggio fondamentale è imparare a tradurre quella percezione in immagine. L’astrale parla per immagini, non per concetti astratti. La tristezza, il peso, il dubbio, la stanchezza non restano emozioni vaghe: prendono forma. Possono diventare una montagna, un sasso enorme, una strada sbarrata, un ostacolo davanti al cuore. Non è importante quale immagine si presenti, né se sembri “giusta” secondo criteri razionali. È importante che sia quella che nasce spontaneamente dalla percezione. Quell’immagine non è fantasia: è la forma astrale dell’energia che si sta osservando.
A questo punto accade qualcosa di decisivo. Quando l’immagine è chiara, ci si rende conto che non si è più solo osservatori. Nell’astrale, vedere significa già essere coinvolti. L’immagine è il punto di concentrazione dell’energia, ed è lì che si può agire. L’azione astrale non è uno sforzo fisico né un atto mentale forzato. È un gesto interiore che avviene dentro la visione stessa. Spostare un ostacolo, frantumare una montagna, rimuovere un peso, oltrepassare una barriera, soffiare sul cuore: tutto questo non è simbolico, è operativo.
Non bisogna porsi limiti su come intervenire. Nell’astrale non esistono regole rigide. Si può usare qualunque mezzo l’immagine suggerisca: forza, delicatezza, distruzione, trasformazione. Ciò che conta è agire sulla causa, non sull’effetto. Se ci sono lacrime, non basta asciugarle: bisogna guardare da dove nascono. Se c’è tristezza, va compresa la sua struttura: mancanza, dubbio, affaticamento, peso. Ogni strato va attraversato fino alla radice.
Durante questo processo, il dubbio è inevitabile. Arriva sempre dopo. È il mentale che chiede prove, che vuole conferme, che mette in discussione ciò che è stato fatto. Ma il dubbio non invalida l’azione. È solo il cervello che cerca di rientrare nei suoi schemi. Nell’astrale, l’efficacia non dipende dalla certezza razionale, ma dalla continuità del flusso. Quando il flusso si interrompe, lo si sente chiaramente: la concentrazione cala, l’immagine perde forza, l’attenzione si disperde. Anche questo fa parte dell’apprendimento.
Con il tempo si impara a riconoscere uno stato particolare di coscienza: si è vigili, presenti, con gli occhi aperti o chiusi non fa differenza, ma allo stesso tempo si è come in una bolla. Il mondo intorno continua a esistere, le persone parlano, la realtà materiale c’è, ma è ovattata. Non c’è sforzo, non c’è trance, non c’è perdita di controllo. È una concentrazione naturale sostenuta dall’intenzione. È lì che l’astrale fluisce.
In questi stati avviene anche un collegamento sottile tra coscienze. Non nel senso spettacolare del termine, ma come sintonia di flussi. Quando due coscienze sono allineate sullo stesso piano, l’energia si sostiene a vicenda. Si percepisce quando il flusso è continuo e quando si spezza. Questo non significa dipendenza, ma accompagnamento. È un modo per imparare, per essere guidati senza essere sostituiti.
Dopo l’azione astrale, non sempre il cambiamento è immediato sul piano materiale. Spesso restano degli strascichi mentali, abitudini emotive, ricordi dello stato precedente. È normale. L’energia è stata rimossa, ma la mente deve disabituarsi a pensare secondo il vecchio schema. Serve tempo perché anche quel riflesso si spenga. Per questo è importante non forzare, non cercare conferme immediate, non pretendere risultati visibili subito.
C’è anche un aspetto fondamentale di responsabilità. Quando si diventa capaci di vedere e sentire in questo modo, si entra in contatto con zone molto intime dell’altro. Non tutto ciò che si percepisce deve essere detto. Non tutto ciò che si vede può essere condiviso. Nel mondo materiale esiste ancora un bisogno di privacy, di protezione, di tempi interiori. Rispettarli è parte della maturità spirituale. Agire nell’astrale non significa invadere, ma sostenere.
Questo tipo di lavoro non rende speciali, né superiori. Rende più consapevoli. E la consapevolezza porta con sé anche il peso di sentire di più, di vedere di più, di comprendere aspetti dell’essere umano che sul piano terreno vengono giudicati, condannati o nascosti. Nell’astrale, tutto questo è semplicemente esperienza. Sta a chi vede imparare ad amare anche ciò che è imperfetto, contraddittorio, faticoso.
Con il tempo, ciò che all’inizio sembra difficile diventa naturale. La visione si chiarisce, l’azione diventa più fluida, il dubbio perde forza. Si comprende che non si sta “facendo qualcosa di strano”, ma si sta semplicemente utilizzando una facoltà che è sempre esistita. L’essere umano è già un’entità che vive su più piani. Imparare ad agire nell’astrale significa solo ricordarsene.

Grande Fulvio , è perfetto..😄
RispondiElimina🙏🙏😊😊😊
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