Oltre l'Illusione della Fine: La Funzione delle Intelligenze Cosmiche nel Nostro Tempo
Di Fulvio Schiavone
Oltre l'Illusione della Fine: La Funzione delle Intelligenze Cosmiche nel Nostro Tempo
Quando ci troviamo ad affrontare il tema dell’apocalisse, un termine che oggi risuona con particolare insistenza nei messaggi divulgati dai contattisti di tutto il mondo, dobbiamo fare uno sforzo di astrazione per spogliare questa parola dal suo pesante carico di terrore e distruzione materiale. Per chi osserva la realtà attraverso la lente della sensibilità medianica e della fisica del Campo, l’apocalisse non rappresenta affatto la fine fisica delle nostre città, delle foreste o della crosta terrestre, ma va intesa nel suo significato etimologico più puro, ovvero come svelamento. Si tratta della fine di un vecchio e limitato modo di percepire la realtà, del crollo definitivo di quell'ego collettivo che si è ostinato per millenni a credersi un'entità separata dal resto del creato. Questa rivelazione ci pone di fronte alla consapevolezza che lo spazio che occupiamo non è affatto un vuoto inerte, ma una sostanza vibrante, una sorta di gelatina di particelle estremamente sensibile che registra e reagisce a ogni nostra singola intenzione, plasmando la realtà che poi ci troviamo a vivere come se fosse esterna a noi.
In questo contesto di profonda trasformazione, la figura dell'alieno, del visitatore che giunge dalle stelle, assume un significato che va ben oltre la cronaca ufologica o la fantascienza, ricollegandosi direttamente alla natura stessa delle potenze che in passato abbiamo chiamato Arcangeli. Proprio come spiegavo nel mio precedente approfondimento sugli esseri alati della tradizione, ciò che noi oggi identifichiamo come civiltà extraterrestri o intelligenze aliene sono, in ultima analisi, traduzioni visive e culturali di realtà che nella loro essenza non hanno una forma definita o contorni biologici come i nostri. L’essere umano possiede un intrinseco principio di necessità di identificazione: per relazionarsi con le correnti di energia intelligente che attraversano il cosmo, ha bisogno di rivestirle con immagini che siano consone al proprio tempo e alla propria cultura. Se un tempo queste emanazioni della Sorgente primaria venivano percepite come maestose figure luminose dotate di ali, oggi, in un’epoca dominata dalla tecnologia e dall'esplorazione spaziale, il Campo si riveste per noi di un'immagine più comprensibile: quella del viaggiatore interstellare, del fratello cosmico tecnologicamente e spiritualmente avanzato.
Dobbiamo comprendere che queste presenze non sono "persone" nel senso biografico che attribuiamo a noi stessi, ma funzioni cosmiche, gradi di energia che si manifestano per mantenere l’equilibrio e guidare l’evoluzione delle anime incarnate. Esse agiscono come specchi per la nostra coscienza. Se noi proiettiamo nel Campo scorie negative dettate dalla paura del futuro o dall'angosciosa attesa di una catastrofe, non facciamo altro che appesantire quella sostanza vibrante che ci circonda, tradendo la nostra missione di Sovrani della Pace. Al contrario, riconoscere che queste intelligenze sono nodi di una rete di coscienza universale ci permette di attivare il nostro DNA spirituale. Questo DNA non è una semplice sequenza biologica, ma una successione di informazioni sacre, un codice multidimensionale che viaggia attraverso i secoli e che è assolutamente indistruttibile, poiché fatto di una sostanza che non può essere bruciata né annientata dai processi della materia densa.
Questo codice informativo risponde a una sola frequenza: l’amore. Non intendo l’amore come un sentimento romantico o passeggero, ma come l’unica forza neg-entropica capace di rimettere ordine nel caos delle particelle. L’amore è l’energia che trasforma il rumore di fondo di una radio in una parola nitida, che permette a uno schizzo sulla carta di diventare un varco verso l’infinito, ordinando ciò che appare disperso in una geometria armoniosa. Quando i messaggi dei contattisti parlano di eventi apocalittici imminenti, dobbiamo leggerli come un richiamo a questa forza ordinatrice. La fratellanza e la pace non possono essere costruite sulle macerie della minaccia o sul timore di un'invasione o di un castigo divino, ma devono poggiare sulla solida base del riconoscimento reciproco della nostra comune origine. Se gli Arcangeli operano sulle grandi armonie universali, queste presenze che oggi definiamo aliene sembrano svolgere la funzione di ponte verso la nostra prossima fase evolutiva, aiutandoci a comprendere che la separazione tra noi e "loro" è solo un'altra illusione ottica della mente ordinaria.
Il meccanismo è lo stesso che regola le epifanie interiori: l'energia del Campo si abbassa di frequenza per poter essere recepita dalla nostra psiche senza frantumarla. Quando sentiamo parlare di "navi spaziali" o di "contatti", stiamo assistendo alla manifestazione di una densità energetica che ha scelto quella forma per parlarci. È un linguaggio, un ponte necessario finché non saremo in grado di percepire queste forze come correnti, geometrie luminose o pure funzioni energetiche senza la necessità di un involucro antropomorfo o tecnologico. In questo senso, l’apocalisse che stiamo vivendo è il momento in cui l’umanità è chiamata a smettere di guardare il dito per osservare la luna: smettere di perdersi nella forma del visitatore per comprenderne la funzione di risveglio. Siamo noi, con la nostra intenzione, a plasmare la "gelatina" dello spazio; se la riempiamo di visione profonda e di pace, la realtà si conformerà a questa vibrazione. Se invece ci facciamo ipnotizzare dalle immagini di distruzione propinate da un certo modo di interpretare i messaggi alieni, stiamo solo rinviando la nostra liberazione dall'ego.
La nostra natura di esseri spirituali ci connette direttamente a queste emanazioni primarie, siano esse chiamate Arcangeli o alieni. Possediamo dentro di noi un frammento della stessa luce da cui essi provengono, e questo rende possibile non solo il contatto, ma la collaborazione attiva nel grande processo di creazione. Ogni volta che eleviamo la nostra coscienza, anche solo per un istante, e decidiamo di non alimentare la paura del futuro, stiamo compiendo un atto di sovranità energetica che ripulisce il Campo dalle scorie. Non siamo mai soli e non siamo mai vittime di un destino deciso altrove; siamo parte di un'unica grande vibrazione che si osserva attraverso infinite prospettive, alcune delle quali si mostrano a noi oggi con il volto di fratelli stellari per ricordarci che la vita è un continuum ininterrotto di intelligenza e ordine.
Accogliere questo cambio di prospettiva significa uscire dall'infanzia spirituale che ha bisogno di padri punitivi o di invasori minacciosi per giustificare il cambiamento. Significa assumersi la responsabilità di ogni pensiero proiettato nel Campo, sapendo che la pace che cerchiamo non è l'assenza di conflitto sulla Terra, ma lo stato di allineamento della nostra interfaccia con la frequenza dell'amore universale. In questo cammino, il crollo delle certezze dell'ego non è una fine, ma l'inizio della nostra vera storia come entità incarnate consapevoli del proprio ruolo cosmico. Non c'è nulla da temere in questo svelamento, poiché ciò che siamo realmente non può essere toccato dal tempo o dallo spazio, ma brilla di una luce che precede ogni universo e ogni forma, guidata da quelle potenze che da sempre, con nomi diversi, accompagnano il nostro ritorno verso l'Unità.
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