Il Portale del Sovrappensiero: Viaggiare in Astrale nel Quotidiano


 

Di Fulvio Schiavone


Il Portale del Sovrappensiero: Viaggiare in Astrale nel Quotidiano


Dobbiamo partire dalla consapevolezza che lo stato di coscienza che si mantiene durante il viaggio astrale non è una condizione aliena o irraggiungibile, bensì uno stato di presenza che noi conosciamo già profondamente e che sperimentiamo quotidianamente, spesso senza attribuirgli il giusto valore tecnico. È quel particolare assetto che si prova nei momenti in cui stiamo compiendo un’azione con il corpo fisico, supportati dall'attenzione della mente razionale che gestisce l’operazione in corso, mentre la nostra vera essenza si colloca altrove. Prendiamo ad esempio l’atto di guidare un’automobile, un’esperienza che per molti diventa quasi automatica; in quella condizione si raggiunge uno stato di sdoppiamento funzionale dove il corpo fisico manovra il mezzo e compie le operazioni necessarie, seguendo le direttive della mente neurologica impegnata a coordinare i movimenti, perché il corpo di per sé non possiede alcuna capacità di organizzarsi in operazioni complesse senza la guida della mente razionale. Quest'ultima fa muovere le mani per cambiare le marce, coordina i piedi sui pedali e mantiene la presa sul volante seguendo l’andamento della strada, mentre gli occhi restano vigili su ciò che accade nell'ambiente circostante, eppure, proprio in questo stato di apparente totale occupazione, la nostra presenza reale è altrove, spesso definita come assorta nei propri pensieri. Questo fenomeno ci insegna che mentre il corpo e la mente biologica gestiscono la realtà materiale, la nostra identità profonda può svincolarsi, e quello che comunemente definiamo come pensare ad altro è in realtà lo stato di coscienza più vicino alla consapevolezza del proprio corpo astrale. Se si impara a gestire questo stato di presenza indipendente dalle funzioni meccaniche che il corpo svolge, e se si acquisisce la ferma consapevolezza di sé, si apre la porta al viaggio astrale, poiché basta una scelta consapevole e una decisione ferma per spostare stabilmente quello stato di coscienza altrove, nell’astrale, senza perdere il contatto con la base materiale. Questo stato di consapevolezza è estremamente simile a quello che si raggiunge nel momento del trapasso, una condizione in cui si perde la sensazione del corpo fisico che segue la sua strada di eventi materiali, mentre lo stato di coscienza consapevole rimane totalmente presente a se stesso, sapendo di esistere e di conservare la propria identità oltre la materia. Tale condizione di distacco vigile si può allenare e raggiungere anche durante le più semplici attività della vita quotidiana, come lavare i piatti, fare le pulizie o dedicarsi a un lavoro routinario che non richieda una presenza cognitiva totale. In questi frangenti, spostiamo la nostra attenzione sulla nostra coscienza superiore e riusciamo a riflettere su questioni che ci appaiono più urgenti o profonde, trovando soluzioni a problemi complessi mentre il corpo agisce autonomamente nel mondo fisico. Quello che la società definisce sovrappensiero non è una forma di distrazione o di assenza, ma rappresenta al contrario una concentrazione massima in se stessi, un’immersione nella propria identità staccata dal corpo e dalla gestione puramente cosciente delle necessità materiali. Presa coscienza di questo sovrappensiero, comprendiamo che esso è il portale che consente il viaggio astrale oggettivo, poiché in quella condizione la nostra coscienza inizia a percepire cose, a udire dialoghi e a visualizzare luoghi che vengono comunemente ed erroneamente liquidati come frutto dell’immaginazione. Essere con la testa fra le nuvole significa in realtà vivere l’identità del corpo astrale, agendo in una dimensione dove la coscienza può muoversi liberamente al di fuori dei vincoli spaziali del Kenoma. È fondamentale imparare a gestire, controllare e orientare questo stato di coscienza, poiché esso è l’operatore reale nella dimensione astrale. L’astrale non deve essere immaginato come un luogo remoto o separato dal piano materiale, ma come uno stato vibrazionale diverso, una frequenza che esiste contemporaneamente a quella fisica e che le è sovrapposta in una sorta di compenetrazione dimensionale. Il segreto del viaggio risiede nel lasciare che il corpo viva alla sua frequenza abituale mentre la consapevolezza di sé si sintonizza sull'altra frequenza di coscienza, che è appunto quella astrale. Da questa prospettiva emerge chiaramente che l’astrale è qui, esistente contemporaneamente alla dimensione materiale, ed è in questo qui che dobbiamo dirigere la nostra intenzione per compiere esperimenti di visione, interazione e proiezione. Tutto ciò che riguarda l’esoterico e il paranormale non è altro che lo stato operativo normale di quella dimensione superiore, una realtà che attende solo di essere esplorata attraverso l’uso consapevole della propria identità disgiunta. Proseguendo in questa analisi, dobbiamo considerare come la mente razionale funga da interfaccia di sicurezza, ma sia spesso il limite che impedisce alla coscienza di espandersi completamente; quando guidiamo o laviamo i piatti, la mente razionale è occupata, e proprio quell'occupazione di basso livello permette alla coscienza di scivolare fuori dal controllo censorio della logica materiale. Questo significa che il viaggio astrale non richiede rituali complessi o stati di trance profonda che annullano l'essere, ma richiede una partecipazione attiva e lucida che sfrutta l'automatismo del corpo per liberare la scintilla spirituale. Immaginiamo la coscienza come un pilota che, una volta inserito il pilota automatico nel veicolo fisico, può finalmente alzarsi dal sedile di guida e osservare il panorama fuori dal finestrino o addirittura uscire dal veicolo stesso per esplorare l'ambiente circostante. Molti credono che l'astrale sia un mondo di fantasmi o di proiezioni oniriche, ma questa è una visione limitata dal pregiudizio materiale; l'astrale è una realtà oggettiva che possiede le sue leggi e le sue creature, e noi vi partecipiamo ogni volta che la nostra attenzione si scolla dalla superficie delle cose per scendere nel profondo della percezione pura. La sensazione di essere assorti in un problema mentre le mani continuano a lavorare è la prova scientifica della nostra multidimensionalità, poiché dimostra che non siamo un blocco unico inscindibile dalla carne, ma un complesso sistema di frequenze che possono operare su piani diversi nello stesso istante. Per affinare questa capacità, occorre smettere di considerare il sovrappensiero come una mancanza di serietà o una fuga dalla realtà e iniziare a vederlo come un esercizio tecnico di sintonizzazione. Ogni volta che ci accorgiamo di essere altrove con la mente, dovremmo fermarci un istante a osservare dove siamo, cosa vediamo e chi incontriamo, poiché quei frammenti di immagini e quei dialoghi interiori sono spesso le prime interazioni con l'ambiente astrale circostante. Il passaggio alla consapevolezza astrale è dunque un atto di volontà che trasforma una distrazione involontaria in un'esplorazione programmata. È lo stesso stato che ci attende alla fine del percorso biologico, ma con la differenza fondamentale che nel viaggio astrale manteniamo il legame con il corpo, permettendo alla coscienza di fare esperienza e di riportare nella materia le informazioni acquisite. Questa continuità di coscienza è ciò che permette di superare la paura dell'ignoto, poiché ci rende familiari con una dimensione che non è più percepita come estranea, ma come la nostra vera casa vibrazionale. In questo contesto, l'esoterismo diventa una scienza della percezione e il paranormale si trasforma in una funzione naturale dell'essere risvegliato. Dobbiamo educare noi stessi a non chiudere gli occhi per sognare, ma a tenerli aperti sulla realtà multidimensionale, accettando che la nostra identità non finisce dove finisce la pelle, ma si estende in tutto l'universo sovrapposto. La concentrazione che mettiamo nel risolvere un problema mentre laviamo i piatti è la stessa intensità che serve per navigare tra le correnti dell'astrale; non è una questione di forza, ma di centratura. Quando la nostra identità si sente staccata dal corpo, essa non sta perdendo se stessa, ma sta ritrovando la sua forma originale, quella che non dipende dall'ossigeno o dal cibo per esistere, ma che si nutre di pura informazione e luce. Il controllo di questo stato permette di orientarsi con precisione, decidendo di visitare luoghi o di contattare intelligenze che vibrano sulla nostra stessa frequenza, rendendo il viaggio astrale uno strumento di evoluzione e di conoscenza ineguagliabile. Accettare la contemporaneità delle dimensioni significa smettere di cercare porte verso l'esterno e iniziare a percepire le porte che sono già spalancate dentro ogni nostro istante di sovrappensiero. Ogni gesto quotidiano può diventare un trampolino di lancio se comprendiamo che la nostra mente razionale è solo la custode della prigione materiale, mentre la nostra coscienza è l'evasore che conosce già la via della libertà. Dobbiamo imparare a dare dignità a quelle visioni che chiamiamo immaginazione, perché esse sono i primi segnali radio che riceviamo da una dimensione solida e vibrante che pulsa proprio accanto a noi. La tecnica consiste nell'espandere quel momento di distrazione fino a farlo diventare lo stato predominante, mantenendo il corpo come un'ancora sicura ma non come un limite invalicabile. Così facendo, il viaggio astrale cessa di essere un mistero per pochi iniziati e diventa la naturale espressione di un'umanità che ha finalmente compreso di essere cittadina di più mondi nello stesso respiro. La sovrapposizione delle frequenze è la chiave di lettura di tutto l'universo: come in una radio possiamo sintonizzarci su diverse stazioni senza che una escluda l'altra, così la nostra coscienza può sintonizzarsi sull'astrale pur restando all'interno del campo materiale. Il controllo di questa sintonizzazione è il traguardo di ogni ricercatore che desideri operare con consapevolezza nei mondi superiori, trasformando la propria vita in un ponte ininterrotto tra la terra e le stelle, tra la necessità della materia e la libertà assoluta dello spirito. In conclusione, il viaggio astrale è un ritorno alla percezione totale, un risveglio in uno stato di veglia ancora più profondo di quello ordinario, dove l'identità sa di essere immortale e onnipresente. Non c'è distanza da percorrere, ma solo un velo da sollevare attraverso la ferma decisione di essere presenti a se stessi, ovunque la nostra coscienza decida di manifestarsi, sapendo che il qui e ora comprende ogni singola vibrazione dell'infinito creato.



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