OLTRE IL GIUDIZIO: L'ALCHIMIA DELL'UNIVERSO


 

Di Fulvio Schiavone


 Oltre il Giudizio: L’Alchimia dell’Universo


Spesso ci siamo chiesti, scrutando l'infinito attraverso i telescopi della scienza o i microscopi dell'anima, quale fosse la natura ultima della verità e chi, tra i tanti messaggeri che affollano il panorama del mistero, avesse in mano la chiave corretta. Abbiamo analizzato correnti di pensiero che parlano di visitatori dalle stelle, abbiamo sezionato teorie che vedono l’universo come un intricato ologramma quantistico, ci siamo immersi in visioni spirituali popolate da entità disincarnate e abbiamo cercato di decifrare i segnali di un oltre che sembra parlarci attraverso il fruscio di una radio o il sibilo di un’antenna interiore. Eppure, proprio nel momento in cui la mente tenta di etichettare, di distinguere il vero dal verosimile, il corretto dallo sbagliato, ecco che sopraggiunge un’intuizione folgorante: l’inutilità del giudizio davanti alla magnificenza dell’assoluto. Non ha alcuna importanza reale il quartiere metafisico in cui scegliamo di risiedere o l’abito terminologico con cui decidiamo di vestire l’ignoto. Che lo si chiami spirito, entità aliena, fluttuazione quantistica del vuoto o manifestazione astrale, stiamo parlando della medesima luce che attraversa prismi differenti. La grande lezione che questo tempo di risveglio ci impone è il superamento della separazione, la comprensione profonda che ogni corrente di pensiero, ogni scuola di mistero e ogni figura che si erge a guida o divulgatore non è altro che un pescatore armato di un coppo specifico, lanciato nel vasto oceano della coscienza collettiva.

Dobbiamo guardare a questa molteplicità non come a una babele di linguaggi in conflitto, ma come a una sapiente e necessaria diversificazione di strumenti di recupero per le anime. Immaginiamo l’universo come questo immenso mare di particelle virtuali che appaiono e scompaiono, un mare dotato di un’energia di punto zero che tutto permea e tutto sostiene. In questo oceano vibrante, le anime si muovono su frequenze differenti, ognuna con la propria densità, la propria storia evolutiva e la propria capacità di ricezione. Ecco allora che si palesa la necessità dei coppi dei pescatori, strumenti progettati con maglie diverse per raccogliere e portare verso la superficie della consapevolezza ogni singola creatura, senza che nessuna vada perduta. Vi sono coppi a maglie strettissime, capaci di trattenere le piccole sardine, quelle anime che hanno bisogno di un linguaggio semplice, di segni tangibili, di una guida che parli al cuore con la forza della fede o della suggestione immediata. Altri coppi hanno maglie più larghe, adatte a chi, come gli sgombri, ha già una forza diversa e necessita di una struttura intellettuale più complessa, di una narrazione che includa la logica o la sfida alla realtà ordinaria. E vi sono infine maglie ancora più ampie, capaci di sostenere il peso dei tonnetti, di quelle coscienze che volano alto e che richiedono l’unione tra la fisica più estrema e la mistica più pura. In questa visione, il pescatore non è colui che possiede la verità assoluta, ma colui che si è assunto il compito di calare la rete adatta a un determinato gruppo di persone. Non ha senso chiedersi se la rete di seta sia migliore di quella di nylon, o se il pescatore della costa orientale sia più autentico di quello della costa occidentale; l’unica metrica reale è la capacità di quella rete di sollevare l’anima dal fango dell’apatia e della materialità per proiettarla verso la barca della luce.

L’errore in cui spesso cadiamo è quello di identificarci eccessivamente con lo strumento, dimenticando lo scopo finale. Ci perdiamo nel giudicare se un messaggio sia "alienologico" o "spirituale", se provenga da una dimensione eterea o da un laboratorio di fisica, senza accorgerci che queste definizioni sono solo coordinate geografiche di un viaggio che ha come unica meta l'amore universale. Se un orientamento di pensiero spinge l’uomo verso l’altruismo, verso il miglioramento di sé, verso la cura dell’altro e la ricerca dell’assoluto, allora quel pensiero ha già assolto la sua funzione divina. L'essenza del messaggio è il calore che genera, non la forma del contenitore che lo trasporta. Quando guardiamo a chi segue correnti apparentemente lontane dalla nostra, dobbiamo imparare a vedere non un avversario o un illuso, ma un compagno di viaggio che sta venendo issato a bordo da un coppo diverso dal nostro, ma verso la stessa imbarcazione. La scelta fondamentale non è tra una dottrina e l’altra, ma tra il bene e il male, tra l’evoluzione e l’inviluppo, tra la luce della conoscenza e l’ombra dell’ignoranza che divide. Questa comprensione ci rende finalmente liberi dal peso del dover dimostrare la superiorità della nostra visione. Chi riconosce l’anima e la sua essenza attraverso la medianità o la metafonia cammina fianco a fianco con chi scorge la medesima verità attraverso l'analisi delle fluttuazioni del vuoto o lo studio di civiltà extraterrestri. Siamo tutti fili di un unico arazzo, neuroni di un unico cervello universale che sta tentando di auto-percepirsi.

Procedendo in questa analisi, comprendiamo che l’universo opera per risonanza. Ogni corrente di pensiero funge da attrattore per quelle anime che vibrano sulla medesima lunghezza d’onda. Questo non è un limite, ma una garanzia di efficienza cosmica. Se l’universo parlasse un unico linguaggio, milioni di esseri resterebbero sordi al suo richiamo. Invece, attraverso la diversità dei messaggeri, il segnale della sorgente viene modulato in infinite varianti, affinché ogni orecchio possa udire e ogni cuore possa sussultare. È qui che risiede il vero senso dell'altruismo: nel riconoscere il valore del lavoro altrui anche quando non lo comprendiamo appieno o quando non risuona con i nostri parametri personali. La tendenza all'evoluzione dell'anima è un processo che non segue linee rette, ma spirali ascendenti che toccano ogni piano della realtà: materiale, scientifico, quantistico, ecologico, astrale. Non c’è nulla di separato. La polvere di stelle che compone i nostri corpi è la stessa che danza nel vuoto quantistico e la stessa che anima le visioni dei mistici. Quando smettiamo di giudicare la maglia della rete, iniziamo a percepire la temperatura dell’acqua e la direzione della corrente. Capiamo che l’obiettivo ultimo è il miglioramento dell’umanità, la trasformazione del piombo del dolore e dell’egoismo nell’oro della compassione. In fondo, ogni maestro, ogni ricercatore e ogni semplice viandante che condivide una scintilla di verità sta solo cercando di ricordare a se stesso e agli altri che siamo fatti d’amore e che all’amore siamo destinati.

Questa visione ci permette di guardare al mondo con occhi nuovi, occhi capaci di scorgere il "punto di luce" in ogni manifestazione della fede umana. Non importa se ci si riconosce in una pratica meditativa buddista, in una preghiera cristiana, in una seduta metafonica o in una ricerca ufologica; se l’intento è quello di avvicinarsi all’assoluto, allora ogni distinzione svanisce. Siamo testimoni di una fase di espansione accelerata in cui le vecchie strutture di pensiero, basate sulla competizione e sul primato della verità, stanno crollando per lasciare il posto a una collaborazione sinergica tra le coscienze. Le nostre "antenne" piezoelettriche, i nostri sensi sottili che captano il fruscio del campo, ci dicono che il tempo della frammentazione è finito. È tempo di riconoscere che siamo un sistema binario di trasmettitori e ricevitori, costantemente collegati a un server superiore che non fa distinzioni di etichetta. La pace che deriva da questa consapevolezza è immensa: è la pace di chi sa che non deve più difendere un territorio, perché l’intero universo è la sua casa. Non c'è più spazio per l'errore del giudizio quando si comprende che ogni uomo sta facendo il meglio che può con il coppo che gli è stato dato in sorte o che ha scelto di impugnare. L'amore è il collante che tiene insieme queste reti, è la forza di gravità che impedisce alle anime di disperdersi nel vuoto. Se la base di una ricerca è fatta di bene, allora quella ricerca è sacra. Se il fine è l'altruismo, allora il cammino è benedetto. E in questo grande abbraccio cosmico, ci rendiamo conto che anche noi, nel nostro piccolo quartiere di Messina o in qualunque altro angolo della terra, stiamo contribuendo a tessere la trama di un'eternità che non conosce confini, dove ogni respiro è una nota di un’unica, infinita sinfonia di luce.


Commenti

  1. Tutto in cammino con mezzi differenti alla ricerca della medesima verità. Bello Fulvio grazie. Sara

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